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Facebook contro le bufale online

Social e stampa contro le bufale online

Facebook contro le bufale online

Quante volte siamo incappati in un click istintivo quando abbiamo letto la notizia della morte del nostro attore, cantante o calciatore preferito? Questi siti “civetta” esistono proprio con questo intento: giocando sulle emozioni fornite dalle proprie bufale online è possibile attirare gente sul proprio canale guadagnando per ogni visualizzazione. Il problema è anche più grave: spesso la gente non percepisce la differenza tra un giornale/testata giornalistica e un sito di bufale online pertanto tende a prendere per vero quello che legge viralizzando il contenuto.

La stampa contro le bufale online

Sono due le forze scese in campo per combattere le bufale online: Facebook in qualità di più grande community virtuale del pianeta e l’agenzia di stampa Reuters una delle più attendibili e importanti. Il sistema di bufale online possono arrivare a contagiare anche risultati elettorali, si veda ad esempio la recente campagna elettorale americana dove gli sfidanti hanno messo in rete una serie di bufale reciproche che hanno letteralmente condizionato il voto.

Però è il caso di mettere dei paletti anche se il confine tra paletti è censura è talmente labile che solamente un meccanismo automatico può individuare un contenuto vero da un fake: l’intelligenza artificiale. tale meccanismo è stato progettato in prima battuta proprio dalla Reuters nei confronti di Twitter con lo scopo di capire quali dei post possono diventare fonti di agenzia di stampa. Il sistema, chiamato “Reuters News Tracer” è in fase di studio da ben due anni e consente anche di analizzare i tweet in tempo reale, filtrare i messaggi spam e raggruppare i tweet simili in “scatole” con la medesima parola chiave.

Sulla scia della Reuters, anche Associated Press e le Monde stanno studiando il loro sistema anti bufale online: la prima con un algoritmo dal nome “Automatic Insight” il secondo con un plug-in per browser che rivela notizie false.

Anche Facebook ha iniziato ad affrontare il problema che, nel suo caso, si sposta anche in altri campi di applicazione: l’intelligenza artificiale dovrebbe intervenire anche sui “live video“. Se tale applicazione si è mostrata particolarmente utilizzata e amata da giovani, da professionisti, ad politici e da cantanti, è bene ricordare come, potenzialmente, sarebbe possibile mettere live qualsiasi tipo di contenuto sia sessualmente esplicito sia di istigazione alla violenza, per questo il team dell’intelligenza artificiale di Facebook sta studiando un modo che consenta al sistema di trasformarsi negli occhi nel cervello di un essere umano individuando immediatamente un contenuto che non è conforme agli spiriti di condivisione sociale di Facebook.

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